una riflessione sul contemporaneo / Elisabetta Liguori

Accade oggi che si abbia paura. Una paura liquida e pervasiva, di livello molto più alto
e inquietante di quello che solitamente bagna le giornate di tutti.
Una paura infestante come una pianta rude, che si nutre
delle parole che sono nell’aria. Accade che si parli solo di
questa paura, tivù, radio, social, la gente per strada, in ufficio,
e le parole germinano, infettano, contagiano.

Non è dato spazio ad altre notizie che non siano quelle della paura
o della reazione alla paura o della strumentalizzazione della paura.
Nessun altro argomento, così m’assale il bisogno di cercare altrove,
nei libri già scritti, la prospettiva che la paura schiaccia.

Cerco di tener su la testa, di guardare oltre l’orizzonte.
Mi sento come una nuotatrice stanca in mare aperto, annaspo,
sbatto forte le braccia e i piedi, allungo il collo, tengo aperta la bocca,
respiro più forte. Aspetto i soccorsi e imbarco acqua.

Accade oggi che la paura che cresce produca un solo effetto
positivo: desiderare di essere vivi.
E per essere vivi c’è una sola strada possibile:
ritrovare il corpo, il nostro, quello che è, toccarlo per capire
dove si è nascosto, misurarlo, guardarlo, ascoltarlo.

Averne simpatia, pietà,
rispetto e questo, devo dirlo,
mi stupisce e mi piace.

 

Elisabetta Liguori

(foto Agnese Cossa)


laboratorio di scrittura / 4 ottobre primo incontro

AMO, RESISTO, SOGNO, SCRIVO (terzo anno)
a cura di Simona Cleopazzo
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ecco come funzionerà:
domenica 4 ottobre ore 16,30
incontro di presentazione (gratuito).
Le iscrizioni scadono il 21 settembre.
Numero chiuso (ci sono gli ultimi 4 posti liberi).
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Abbandoneremo l’autobiografia e la geografia,
non si scriveranno più piccoli componimenti,
ma un monologo.
Faremo un lavoro deduttivo:
“come hanno influenzato la nostra vita
i grandi eventi storici?”
Un cambio di rotta necessario,
che ci farà scoprire un nuovo modo di scrivere
e di stare assieme.
gli scritti saranno inclusi nell'antologia 2021
e nel reading-tour di presentazioni).
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(dalle ore 16,30 alle ore 19,30)
domenica 11 ottobre: la metamorfosi
domenica 25 ottobre: il personaggio specchio
domenica 8 novembre: lo spartiacque
domenica 15 novembre: raccontare l'indicibile
domenica 22 novembre: schiaffeggiare la realtà
domenica 29 novembre: strutturare il monologo
domenica 6 dicembre: editing, lettura ad alta voce,
prove aperte alla presenza di vari attori/attrici di teatro
(i nomi saranno comunicati l'8 novembre durante l'incontro).
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i laboratori si terranno nelle date indicate presso
Lobby Collective Hostel, Via Bertolli,
angolo via Leuca, LECCE
(dopo Oviesse Castromediano
andando verso Cavallino).

Il costo totale è di 60 euro per tutti gli incontri
(detraibile fiscalmente con ricevuta
rilasciata da una onlus).
Per iscriversi inviare a questa mail associazionecollettiva@gmail.com
nome cognome, numero di cellulare e una piccola motivazione a partecipare
nell'oggetto: partecipazione laboratorio Amo


è tempo di scrivere / ripartono i laboratori di scrittura 2020/2021

ecco i nostri laboratori 2020/2021
domenica 4, 11, 25 ottobre e 8, 15, 22, 29 novembre
dalle ore 16,30 alle ore 19,30
AMO, RESISTO, SOGNO, SCRIVO (terzo anno)
a cura di Simona Cleopazzo
Abbandoneremo l'autobiografia e la geografia,
il racconto diventerà collettivo e storico.
Faremo un lavoro deduttivo:
"I grandi eventi storici come hanno influenzato la nostra vita?"
Intrecceremo i diari alle date in rosso sul calendario.
Un cambio di rotta necessario,
che ci farà scoprire un nuovo modo di scrivere.
(laboratori in presenza e on line nelle stesse date).
venerdì 15,22 gennaio, 12, 19 febbraio, 12, 19 marzo
dalle ore 16,30 alle ore 19,30
LE PAROLE, IL MONDO (secondo anno)
a cura di Elisabetta Liguori
Le parole sono un mezzo di traporto capace di per muoversi e trasformarsi dentro il mondo.
I nostri racconti sono dei Lentobus.
Immaginiamo la scrittura come il viaggio che eroi ed eroine di ogni giorno compiono fuori e  dentro di sé.
Viaggeremo con 3 passi:
- ideazione ( PARTENZA)
- strutturazione del viaggio ( MOVIMENTO)
- rilettura ( RITORNO).
(laboratori in presenza e on line nelle stesse date).
per sapere di più su iscrizione, costi e location
manda una mail a
associazionecollettiva@gmail.com

20 agosto /// un incontro con le prose minime di Roberta e Simona

Giovedì 20 agosto/H20.30
Conosco una madre di Roberta Di Seclì
150+1 di Simona Cleopazzo e
Biblioteca Comunale – Via Sant’Angelo – Gallipoli

La poesia di Roberta è fatta di quotidiano. Ha la freschezza delle gocce di pioggia, il profumo del pane, il colore della terra, ma soprattutto il canto del mare. Ma è una semplicità solo apparente, la sua, perché ogni piccolo verso ci riporta a un pensiero più grande. Uno sguardo di madre che diventa nostro grazie al miracolo della parola condivisa, uno sguardo consapevole della immensa natura. È una poesia femminista, intesa come desiderio. È una poesia corale, perché grazie a lei parlano tutte le donne della sua vita: madri, sorelle, nonne, amiche. È una poesia che nasce dalla terra del sud, sempre radice e sempre verità.

Nella poesia di Simona amore e scrittura perdono i confini e si mescolano. L’amore per chi che ha perso il volto nelle pagine degli appunti dei taccuini. L’amore per la scrittura che da amore impossibile diventa finalmente a passione quotidiana e legittima. Amore e scrittura sono legate indissolubilmente alle discipline che dettano il nostro percorso di ricerca di esseri umani: matematica, fisica, letteratura, chimica, scienze.

informazioni

3921995892

 


Le poete della Beat /// 13 luglio, Lecce

Della Beat Generation ricordiamo sempre gli uomini:
da Jack Kerouac a Lawrence Ferlinghetti,
da Gregory Corso ad Allen Ginsberg.

Eppure tra loro ci sono anche molte donne che hanno scritto,
raccontato, viaggiato. La storia le ha quasi cancellate,
al più considerate muse e compagne dei poeti uomini.
Noi le leggiamo!
Da Lenore Kandel a Diane Di Prima,
da Anne Waldman a Janine Pommy Vega...

reading a cura di
Simona Cleopazzo, Simona De Carlo, Elisabetta Liguori, Serena Gatto, Stefania Pati

 

lunedì, 13 luglio ore 19,00
Le poete della Beat – reading
BAZAR Banco degli autori e dei poeti
associazione Fondo Verri
Presidi del Libro
Extra Convitto, Biblioteca Bernardini, Lecce

 

Ingresso gratuito con prenotazione
tramite messaggio whatsapp al numero
della Biblioteca Bernardini
0832 373576


Le presentazioni dei libri / luglio

"Perchè", "dove", "quando" lo sappiamo
"Come" cerchiamo di capirlo assieme.
Riprendiamo le presentazioni,
con tanta speranza e un pizzico di fiducia.

Le presentazioni dei libri /// LUGLIO

lunedì, 13 luglio ore 19,00
Le poete della Beat - reading
BAZAR Banco degli autori e dei poeti
associazione Fondo Verri
Presidi del Libro
Extra Convitto, Biblioteca Bernardini, Lecce

sabato, 18 luglio ore 19,00
Le poete della Beat - reading
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

lunedì, 20 luglio ore 19,00
Roberta Di Seclì
Conosco una madre, poesie
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

sabato, 25 luglio ore 19,00
Mercedes Capone
Animula, romanzo
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

domenica, 26 luglio
Maria Grazia Scatigna (libraia indipendente)
Roberta Di Seclì
Conosco una madre, poesie
Nuova Biblioteca Comunale
Via Ciro Menotti, Leverano
in collaborazione con Tra le Righe, libreria

martedì, 28 luglio ore 19,00
Mercedes Capone
Animula, romanzo
BAZAR Banco degli autori e dei poeti
associazione Fondo Verri
Presidi del Libro
Extra Convitto, Biblioteca Bernardini, Lecce

 

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la nostra filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, più umana.

Per prenotare una presentazione cell. 348.4788973


Fare libri...

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la sua filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, una maieutica più beat e umana.

Così, contravvenendo a tutte le regole del "buon editore" rispondo, perché io, assieme alle amiche/colleghe curatrici editoriali, aspiriamo a essere una novità in questo settore, ecco come:

1. Non vogliamo più "resistere", ma fare piccole rivoluzioni, quindi andare controcorrente e smantellare un pezzo per volta tutto ciò che ci propone l'editoria classica;

2. il libro non ha una scadenza, non dobbiamo necessariamente presentarlo entro due o tre mesi. Un libro è per sempre (altro che diamanti, cavolo);

3. ogni libro che pubblichiamo è, per noi, un "libro necessario" e quindi faremo di tutto per farlo leggere. Per questo non è importante un numero prestabilito di presentazioni. Ci piacerebbe farlo entrare con garbo e rispetto nella vita delle persone che incontreremo, alle quali chiederemo di essere curiose;

4. non saremo mai "schiave". Non ha senso per una piccola casa editrice mettere in piedi una distribuzione nazionale per poter vendere 2 copie a Milano, 1 a Torino, 2 a Napoli. Questo sistema non ha senso, preferiamo i canali più "lenti".

5. "Piccola casa editrice" non è il contrario di "ambiziosa casa editrice". Tutto deve essere sempre accompagnato dalla razionalità;

6. assieme alle amiche libraie possiamo resistere anche ad Amazon (è una multinazionale, che non paga le tasse - ha la sede in un paradiso fiscale - e sfrutta i lavoratori);

7. è nostro intento fare tutto con estrema "cura", concetto e pratica che ci sta simpatica;

8. per noi, "fare libri", è un atto politico nella misura in cui riusciamo a condividere, non solo le pagine di un libro, ma "relazioni" e a costruire un'etica delle stesse;

9. abbiamo pensato di prenderci un po' di spazio e tanto tempo.

Simona Cleopazzo (curatrice editoriale di Collettiva)

 


Abbecedario del mondo dopo /// il nuovo libro di Collettiva

Quali sono le parole che ti fanno compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un piccolo vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.
Molte delle parole che usiamo quotidianamente e anche alcune di quelle che prima della pandemia usavamo di rado, stanno subendo in questi giorni un profondo mutamento, un cambiamento che ha a che fare con la percezione e l’immaginario che si crea nella mente delle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo
evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.
Nonostante le distanze imposte, o forse proprio per questo, abbiamo sentito la necessità, il desiderio forte di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole. Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un abbecedario collettivo?
Cercare di dare un proprio senso alle parole vuol dire reagire in maniera creativa di fronte all’avanzare minaccioso della paura e della confusione, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.
Non sappiamo se questa pandemia si guadagnerà un posto nella categoria degli eventi cruciali per l’umanità, ma sicuramente ha già provocato evidenti modifiche semantiche; prendiamo per esempio la parola “positivo”: ecco, se ieri pensare positivo era una cosa buona e auspicabile, oggi invece tutto vorremmo tranne che risultare positivi. Le parole accompagnano la nostra vita, feriscono e leniscono, per questo bisogna saperle usare con misura ed evitare soprattutto di abusarne.
Inflazionarle, sporcarle e utilizzarle per creare slogan, hashtag e motti, certo non concorre a quel processo di cura e protezione del linguaggio a cui invece ci sentiamo chiamate. Abbiamo perciò voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo meccanicamente, cercando di dare voce alle nostre idee e al nostro sentire, in maniera Collettiva come piace a noi. Questo abbecedario è il nostro modo di resistere con ottimismo agli eventi.
Dentro non ci troverete definizioni oggettive e standardizzate, ma interpretazioni personali legate all’esperienza, mondi che ci auguriamo possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.
La parola non conosce un modo imperativo, piuttosto incoraggia.
Parola di Collettiva!

Cristina Carlà

 

Scarica qui l'instant book


Dal laboratorio di Elisabetta Liguori

Immaginate un gruppo di persone che s’incontrano per esercitare un’abilità specifica che è quella della
scrittura e produrre dei racconti scritti che partono dall’esperienza diretta (io) per arrivare al mondo (gli
altri) in un ambiente di totale condivisione.
Immaginate che queste persone abbiamo come obiettivo comune quello di mettersi in movimento, di
spostarsi, anche di poco, più in là, più indietro o più avanti, o anche più a lato di sé stessi.
Immaginate che queste persone riescano a dimostrare che esiste un’identità strutturale tra storia di sé e
racconto di finzione.
Immaginate che insieme riescano dare la risposta giusta a due domande che si pongono da tempo:
- Perché voglio scrivere?
- Chi è il mio lettore?

Immaginate che queste persone riescano a mettere nella loro scatola degli attrezzi tutto ciò che serve per
cominciare. Una stanza tutta per noi, sì, ma cosa altro?
- Tempo
- Desiderio
- Ascolto
- Osservazione
- Esperienza
- Un buon progetto

Immaginate che queste persone mettano le mani nella terra e dissotterrino se stessi. Che dissotterrino un
frammento d’osso, oppure un sogno, un libro già letto, uno spavento improvviso, un fatto di cronaca, un
suono forte, un profumo. Immaginate che rompano la zolla e lo tirino fuori, che comincino a ripulirlo con
cura, che lo osservino con scrupolo, che lo scelgano come oggetto principale della loro storia e che
comincino a raccontarlo al lettore immaginato.
Immaginate che queste persone decidano di condividere tutte le parole che conoscono per dare un nome a
ciò che hanno dissotterrato.
Immaginate che quelle stesse persone riescano a trasformare quell’oggetto dissotterrato in una storia,
mettendolo in viaggio. In ogni narrazione esiste, infatti, un movimento, che sia piccolo o grande, fisico o
emotivo, volontario o involontario, riuscito o fallito. Immaginate pertanto che quelle persone riescano ad
offrire a quello oggetto scelto una vita tutta nuova. Quella narrativa
Immaginate che quelle persone scrivano e riscrivano, che analizzino la grammatica interna della loro storia,
i codici, il topic, le tecniche e le percezioni personali; immaginate che ne raccontino e si raccontino, che ne
leggano e ne rileggano.
Immaginate di essere voi quelle persone.


Basta orologi, ora servono i calendari di Teresa Musca

Il tempo (come misurarlo)
Gli orologi non mi servono, in questi giorni, anche se ogni tanto rivolgo uno
sguardo distratto allo Swatch grigio al mio polso e al quadrante verde sul muro della
cucina, per abitudine; un’occhiata al telefono prima di spegnere la luce e
dormire, per calcolare quanto sonno mi concede la sveglia, che regolarmente
ignoro dopo averla spenta con un gesto meccanico. I minuti che scorrono sullo
schermo del televisore, visualizzati con il telecomando, mi danno il ritmo per
sudare sulla cyclette. Il timer sul microonde mi dice quando assaggiare la
pasta per controllarne la cottura. Anche troppi orologi intorno, per segnare un
tempo che va per conto suo, respira in un modo che non conosco, gonfia e svuota la
bolla in cui vivo. Invece è necessario un calendario, per capire lo scorrere dei giorni, tutti troppo
uguali. Quanti ne sono passati da quando ho sentito parlare per la prima volta del
virus, troppo lontano per riguardarmi davvero, quanti dalla scoperta dei primi contagi in Italia, ancora abbastanza distanti, venivano dalla Cina, subito
individuati, isolati e curati.
Non segnavo i giorni sul calendario, solo le scadenze delle bollette.
Però ricordo il primo caso di un italiano, la comparsa della bolla grigia, quel venerdì
21, scacciata a forza per far posto alla musica. A cosa sarebbe servito fare brutti
pensieri?
Vicino, sempre più vicino, adesso ci riguarda tutti. Ma la vita scorre come al
solito, lavoro, studio, impegni, incontri. La gente vive, la gente muore, la gente si
ammala. La scuola chiude due giorni per sanificazione. La scuola sospende l’attività didattica in presenza dal 27 febbraio al 15 marzo, poi fino al 3 aprile.
Dobbiamo stare attenti ai contatti, niente più abbracci e baci o strette di mano,
stare a distanza di sicurezza, un metro o di più, evitare gli assembramenti, poi
ancora meno, sempre meno possibilità, non ci scambiamo più nemmeno sguardi e
idee o energie che non siano mediate da uno smartphone, da un tablet o da un
computer. Si esce solo per fare la spesa e la danza tra le corsie e i banchi del
supermercato è gentile e racconta che abbiamo cura di noi e degli altri.
Due domeniche fa ho visto le mie amiche, domenica scorsa ho ancora pranzato con
la mia mamma, che ha ottantaquattro anni e vive da sola. Anche oggi è
domenica, 15 marzo, i ragazzi sono ancora a letto. Ho pulito il terrazzo: mi sembrava
una cosa buona e utile. Faccio piccolissimi progetti per le prossime ore, prendo con
me piccolissimi impegni che forse non manterrò. Controllo quanti minuti di
telefonate mi sono rimasti, mi chiedo chi chiamerò oggi.
Vorrei aver segnato sul calendario il giorno che ho preso l’auto per andare a trovare il mare, quello in cui una meravigliosa luna piena mi ha sorpreso sorgendo gigante nel cielo buio. Il
tramonto neppure speciale che ho guardato distrattamente.
Ieri ho fatto il conto delle cose buone, domani continuerò questo inventario.

(articolo de Il Corriere della Sera del 6/04/20)