“IL POSTO DI DIO” / IL NUOVO LIBRO DI LOREDANA DE VITIS

“IL POSTO DI DIO” DI LOREDANA DE VITIS

DAL 25 APRILE NELLE LIBRERIE INDIPENDENTI

Loredana De Vitis torna in libreria con una collana tutta per sé, “Orlando”, ideata e curata in collaborazione con Collettiva edizioni indipendenti, e un nuovo romanzo: “il posto di dio”. Copertina e illustrazioni interne di Fabiola Berton.

Lecce, fine anni Ottanta. Per Marta è tempo di cresima e di dubbi esistenziali. Mentre ne parla con la sua amica Lucia durante le prove del coro nella parrocchia di San Paolo, una vecchia statua di Gesù crocifisso perde un piede. È un segno? Marta se lo chiede osservando la giostra di eventi che, da quel momento, comincia il suo giro. Ci salgono le persone che le sono più vicine: la zia Roberta, con cui è cresciuta fin da piccolissima, orfana dei suoi; la vicina di casa Olga, che vorrebbe come madrina, e il marito Giuseppe; il suo ragazzo Riccardo, principale causa di quei dubbi; assieme a una piccola folla di altri personaggi che s’affacciano man mano nella storia. Tra bugie, sotterfugi, confessioni ed epifanie, Marta troverà la strada prima di tutto per non tradire se stessa. La storia narrata ne “il posto di dio” è ambientata in una città ispirata a un sud e a una Lecce insoliti, fuori da ogni stereotipo, né turistici né noir, ma popolati da persone normali. Ci vuole un gran coraggio per descrivere la normalità, e l’autrice lo fa con la sua penna pungente e ironica e con la sua voce sempre riconoscibile. “Il posto di dio” coincide con il viaggio esistenziale di Marta, la protagonista, una giovane donna e un avamposto per scoprire con occhi nuovi ambientazioni, dettagli, dinamiche sociali. Attraverso Marta, l’autrice racconta donne che parlano il linguaggio diretto della normalità, nominandola senza finzione: pene, verginità, aborto. E uomini alle prese con le proprie debolezze e pulsioni, nominate senza vergogna: l’inutilità del celibato sacerdotale, il sapore del sesso di una donna. Su tutto e tutti vibra luminosa l’autentica registrazione di ciò che accade ogni giorno sotto i nostri occhi.

Con “il posto di dio” Collettiva inaugura la collana “Orlando” che, tributo a Virginia Woolf, si propone di pubblicare libri che hanno la libertà come presupposto, l’ironia come metodo, la leggerezza come bandiera. 

Loredana De Vitis è nata a Lecce, dove vive tutt’ora, nel 1978. Laureata in Filosofia, giornalista, lavora all’Università del Salento. Ha vinto nel 2011 Subway Letteratura con il racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea”, confluito nella raccolta “Storie d’amore inventato” (20090 editore); nel 2012 e nel 2015 ha vinto il premio letterario “Il mio esordio”, rispettivamente con il romanzo “Tanto già lo sapevo” (premio attribuito dalla Scuola Holden) e la raccolta di racconti “Amori in cottura. 15 ricette per quello che dura” (miglior libro di racconti). Femminista e ambientalista, amante del cibo buono e “giusto”, ha ideato “io sono bellissima”, un progetto che propone un percorso di discussione degli stereotipi della bellezza femminile, a partire da sé. Condivide felicemente casa e sogni con la sua famiglia umano-felina. Blog personale: www.loredanadevitis.it

per prenotarlo scrivi una mail a: associazionecollettiva@gmail.com

Libreria

STEFANIA RUGGIERI / OGNI POSSIBILE PREGHIERA

Stefania Ruggieri
Ogni possibile preghiera
collana prose minime | 4
con una nota di Paola Leone

La poesia di Stefania è scrittura inebriante,
coinvolgente, apparentemente spezzata, sebbene
sia priva di simboli di punteggiatura. Abbandona
momentaneamente il mutismo per scendere in
campo con parole ribelli, refrattarie all’obbedienza,
poi si ritrae nuovamente e la penna si piega al
mondo, ne descrive le contraddizioni, l’impotenza
umana e lo scetticismo. (nel labirinto di ogni vivere
ci tiriamo appresso una giacchetta in sincrono una
di quelle che non sbatte l’incarnato spento di tutti i
nostri errori).

Stefania Ruggieri (1963), meridionale di Puglia. Una laurea in Economia
con esperienza lavorativa nei settori acciaio e moda. Insegnante. Ha
pubblicato i libri di poesia Rosso di fragola (Congedo, 1994), Sotto un
sole che mai muore (MilellaSpaziovivo, 2013), L’anima (pulcinoelefante,
2017), La luce non è spenta il varco non è attivo (Lietocolle, 2019). Alcune
poesie sono apparse su Nuovi argomenti


FRANCESCA LA PERUTA / LIBRO DI POESIA

ANTEPRIMA
A chi nella poesia fiorisce primavera
"Passi svelti
Sguardi
In questi attimi
Siamo ammassi
Di vergogna
Di prigionia
Di ricordi
Questo mondo
Anteprima di Emozioni e altri difetti"
Francesca La Peruta
per la collana Prose Minime 5
(con una nota della scrittrice Delia Marzo).
Festeggiamo la Giornata Internazionale della poesia e la primavera con Francesca La Peruta,
giovanissima autrice partenopea con la passione per il Karate, gli anime e la scrittura.
Attualmente frequenta il secondo anno di liceo classico e partecipa a un corso di grafica e giornalismo.
“Emozioni e altri difetti” è la sua prima raccolta di poesie, scritte in italiano e in inglese,
che tratta di esperienze ed emozioni, amore, ansia, desiderio e crudeltà, lette attraverso
la sensibilità e la determinazione di un’adolescente.
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Abbecedario del sogno dopo

Per sfogliare l'Abbecedario del Sogno Dopo bisogna cominciare con tre movimenti: chiudere gli occhi, fare un grosso respiro e saltare nel vuoto, in un vuoto sognato in cui tutto è possibile. Dentro questo piccolo vocabolario collettivo non troverete definizioni oggettive e precise, ma interpretazioni personali del mondo che ogni autrice e autore ha immaginato per sé e per tutti.
Nel sogno è possibile qualunque cosa, perché è un tempo a parte dal reale. E nell'Abbecedario ogni sogno ha un suo ritmo: un valzer romantico, un merengue sfacciato, un tango struggente. Sono i personalissimi balli di chi ha voluto condividere i suoi sogni con noi di Collettiva.

Perché il futuro è un posto grande, talmente grande che ci staremo proprio tutti.

Con Maria Neve Arcuti, Stefania Zecca, Rita Augenti, Emanuele Zecca, Loredana Bio, Daniela Vetrano, Silvia Baglivo e Stefania Stamerra.
Conducono Angela Elia e Cristina Carlà.

 

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Fare libri...

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la sua filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, una maieutica più beat e umana.

Così, contravvenendo a tutte le regole del "buon editore" rispondo, perché io, assieme alle amiche/colleghe curatrici editoriali, aspiriamo a essere una novità in questo settore, ecco come:

1. Non vogliamo più "resistere", ma fare piccole rivoluzioni, quindi andare controcorrente e smantellare un pezzo per volta tutto ciò che ci propone l'editoria classica;

2. il libro non ha una scadenza, non dobbiamo necessariamente presentarlo entro due o tre mesi. Un libro è per sempre (altro che diamanti, cavolo);

3. ogni libro che pubblichiamo è, per noi, un "libro necessario" e quindi faremo di tutto per farlo leggere. Per questo non è importante un numero prestabilito di presentazioni. Ci piacerebbe farlo entrare con garbo e rispetto nella vita delle persone che incontreremo, alle quali chiederemo di essere curiose;

4. non saremo mai "schiave". Non ha senso per una piccola casa editrice mettere in piedi una distribuzione nazionale per poter vendere 2 copie a Milano, 1 a Torino, 2 a Napoli. Questo sistema non ha senso, preferiamo i canali più "lenti".

5. "Piccola casa editrice" non è il contrario di "ambiziosa casa editrice". Tutto deve essere sempre accompagnato dalla razionalità;

6. assieme alle amiche libraie possiamo resistere anche ad Amazon (è una multinazionale, che non paga le tasse - ha la sede in un paradiso fiscale - e sfrutta i lavoratori);

7. è nostro intento fare tutto con estrema "cura", concetto e pratica che ci sta simpatica;

8. per noi, "fare libri", è un atto politico nella misura in cui riusciamo a condividere, non solo le pagine di un libro, ma "relazioni" e a costruire un'etica delle stesse;

9. abbiamo pensato di prenderci un po' di spazio e tanto tempo.

Simona Cleopazzo (curatrice editoriale di Collettiva)

 


Abbecedario del mondo dopo /// il nuovo libro di Collettiva

Quali sono le parole che ti fanno compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un piccolo vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.
Molte delle parole che usiamo quotidianamente e anche alcune di quelle che prima della pandemia usavamo di rado, stanno subendo in questi giorni un profondo mutamento, un cambiamento che ha a che fare con la percezione e l’immaginario che si crea nella mente delle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo
evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.
Nonostante le distanze imposte, o forse proprio per questo, abbiamo sentito la necessità, il desiderio forte di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole. Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un abbecedario collettivo?
Cercare di dare un proprio senso alle parole vuol dire reagire in maniera creativa di fronte all’avanzare minaccioso della paura e della confusione, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.
Non sappiamo se questa pandemia si guadagnerà un posto nella categoria degli eventi cruciali per l’umanità, ma sicuramente ha già provocato evidenti modifiche semantiche; prendiamo per esempio la parola “positivo”: ecco, se ieri pensare positivo era una cosa buona e auspicabile, oggi invece tutto vorremmo tranne che risultare positivi. Le parole accompagnano la nostra vita, feriscono e leniscono, per questo bisogna saperle usare con misura ed evitare soprattutto di abusarne.
Inflazionarle, sporcarle e utilizzarle per creare slogan, hashtag e motti, certo non concorre a quel processo di cura e protezione del linguaggio a cui invece ci sentiamo chiamate. Abbiamo perciò voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo meccanicamente, cercando di dare voce alle nostre idee e al nostro sentire, in maniera Collettiva come piace a noi. Questo abbecedario è il nostro modo di resistere con ottimismo agli eventi.
Dentro non ci troverete definizioni oggettive e standardizzate, ma interpretazioni personali legate all’esperienza, mondi che ci auguriamo possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.
La parola non conosce un modo imperativo, piuttosto incoraggia.
Parola di Collettiva!

Cristina Carlà

 

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Basta orologi, ora servono i calendari di Teresa Musca

Il tempo (come misurarlo)
Gli orologi non mi servono, in questi giorni, anche se ogni tanto rivolgo uno
sguardo distratto allo Swatch grigio al mio polso e al quadrante verde sul muro della
cucina, per abitudine; un’occhiata al telefono prima di spegnere la luce e
dormire, per calcolare quanto sonno mi concede la sveglia, che regolarmente
ignoro dopo averla spenta con un gesto meccanico. I minuti che scorrono sullo
schermo del televisore, visualizzati con il telecomando, mi danno il ritmo per
sudare sulla cyclette. Il timer sul microonde mi dice quando assaggiare la
pasta per controllarne la cottura. Anche troppi orologi intorno, per segnare un
tempo che va per conto suo, respira in un modo che non conosco, gonfia e svuota la
bolla in cui vivo. Invece è necessario un calendario, per capire lo scorrere dei giorni, tutti troppo
uguali. Quanti ne sono passati da quando ho sentito parlare per la prima volta del
virus, troppo lontano per riguardarmi davvero, quanti dalla scoperta dei primi contagi in Italia, ancora abbastanza distanti, venivano dalla Cina, subito
individuati, isolati e curati.
Non segnavo i giorni sul calendario, solo le scadenze delle bollette.
Però ricordo il primo caso di un italiano, la comparsa della bolla grigia, quel venerdì
21, scacciata a forza per far posto alla musica. A cosa sarebbe servito fare brutti
pensieri?
Vicino, sempre più vicino, adesso ci riguarda tutti. Ma la vita scorre come al
solito, lavoro, studio, impegni, incontri. La gente vive, la gente muore, la gente si
ammala. La scuola chiude due giorni per sanificazione. La scuola sospende l’attività didattica in presenza dal 27 febbraio al 15 marzo, poi fino al 3 aprile.
Dobbiamo stare attenti ai contatti, niente più abbracci e baci o strette di mano,
stare a distanza di sicurezza, un metro o di più, evitare gli assembramenti, poi
ancora meno, sempre meno possibilità, non ci scambiamo più nemmeno sguardi e
idee o energie che non siano mediate da uno smartphone, da un tablet o da un
computer. Si esce solo per fare la spesa e la danza tra le corsie e i banchi del
supermercato è gentile e racconta che abbiamo cura di noi e degli altri.
Due domeniche fa ho visto le mie amiche, domenica scorsa ho ancora pranzato con
la mia mamma, che ha ottantaquattro anni e vive da sola. Anche oggi è
domenica, 15 marzo, i ragazzi sono ancora a letto. Ho pulito il terrazzo: mi sembrava
una cosa buona e utile. Faccio piccolissimi progetti per le prossime ore, prendo con
me piccolissimi impegni che forse non manterrò. Controllo quanti minuti di
telefonate mi sono rimasti, mi chiedo chi chiamerò oggi.
Vorrei aver segnato sul calendario il giorno che ho preso l’auto per andare a trovare il mare, quello in cui una meravigliosa luna piena mi ha sorpreso sorgendo gigante nel cielo buio. Il
tramonto neppure speciale che ho guardato distrattamente.
Ieri ho fatto il conto delle cose buone, domani continuerò questo inventario.

(articolo de Il Corriere della Sera del 6/04/20)


Come inviare un manoscritto a Collettiva edizioni

Siamo sempre felici di leggere i vostri manoscritti che ci arrivano in vari modi,
ma vi proponiamo di seguire questi brevi passi per evitare di stampare.
Aderiamo alla scelta ecologica di varie case editrici e vi proponiamo di seguire
questi passi:

1) prima di inviare la vostra opera letteraria vi chiediamo di leggere le COLLANE e la nostra LINEA EDITORIALE. Se, secondo voi, rientrate potete procedere.

2) Inviate all'indirizzo mail: associazionecollettiva@gmail.com
nell'oggetto scrivete INVIO MANOSCRITTO DA (nome dell'autrice/autore)

3) allegate alla mail:
a. una SINOSSI (1 cartella, massimo 2000 battute);
b. una piccola BIOGRAFIA con numero di telefono;
c. l'OPERA (il romanzo, la raccolta di poesia, il saggio, in formato word o pdf, non ci sono limiti di lunghezza, font Garamond o il Courier New, corpo 12).

4) le nostre lettrici* dedicheranno il tempo massimo di 4 mesi per la lettura;

5) se il manoscritto corrisponde alla nostra linea editoriale, sarete contattate/i per discutere la proposta contrattuale.

 

*ci trovate nella sezione: chi siamo

 


Geografia di una casa editrice

Fare libri è un atto politico.
è parlare, andare in giro, ascoltare, andare in giro ancora,
è fare passi indietro, é fare passi avanti,
è pubblicare libri necessari,
è amarli, stringerli tra le mani,
è tenerli sempre in borsa,
è amare ogni loro poesia, pagina, parola.

Ecco i nostri titoli:

Taccuini e altre cose
1 Cristina Carlà, Il colore delle cose fragili, 2019
2 Mercedes Capone, Animula, 2019
Prose minime
1 Simona Cleopazzo, 150+1 Appunti sull’amore e sulla scrittura, 2018
2 Rossano Astremo, Hai fatto burrasca, 2020
3 Roberta Di Seclì, Conosco una madre , 2020
Antologie
1 Amo, resisto, sogno, scrivo, 2019
Readings
AA.VV. Rock, Rimbaud e caffè. Un viaggio nelle letture di Patti Smith, 2019
AA.VV. Le poete della Beat, poesie d’amore e contro la guerra (in lavorazione)

Dove trovarli o ordinarli:

Libreria Palmieri, Lecce
Libreria Mondadori, Lecce
Libreria Volta La Carta, Calimera (Le)
Libreria Tra Le Righe, Leverano (Le)
Libreria Anima Mundi, Otranto (Le)
Libreria Europa, Maglie (Le)
Farmacia Letteraria, Martano (Le)
Libreria I Volatori, Nardò (Le)
Lettera 22, Mesagne (Br)


AA.VV. Amo, Sogno, Resisto, Scrivo

collana Antologie | 1
anno 2019
formato 15x21
prezzo euro 12,00

Antologia di prosa e poesia di Rita Augenti, Roberta Bianco,
Anna Bove, Laura Casciotti, Lara Castrignanò, Agnese
Cossa, Simona De Carlo, Antonella Della Torre, Angela
Elia, Serena Gatto, Silvia Giannelli, Carla Maria Graduata,
Paola Maggiore, Alessandro Mallia, Gabriella Manca, Irene
Mastrandrea, Teresa Musca, Maria Nicolì, Mariolina Paone,
Elisa Pastore, Stefania Pati, Giulia Scaroni, Stefania Zecca.
Le poesie e le prose sono state composte durante il
laboratorio di scrittura di Simona Cleopazzo.
Taccuini traboccanti di parole, i nostri quaderni degli
appunti, note scarabocchiate, fogli sparsi e poesie. La
poesia è una pratica sociale, è frammento di vita quotidiana.
La scrittura non è vocazione, riflessione, spiegazione, ma
ricerca di cambiamento. La scrittura deve avere come scopo
la verità, quella del quotidiano, quella delle viscere del
mondo. La scrittura non è trovare la pace, ma l’inizio della
rivoluzione, la nostra!