Fare libri...

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la sua filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, una maieutica più beat e umana.

Così, contravvenendo a tutte le regole del "buon editore" rispondo, perché io, assieme alle amiche/colleghe curatrici editoriali, aspiriamo a essere una novità in questo settore, ecco come:

1. Non vogliamo più "resistere", ma fare piccole rivoluzioni, quindi andare controcorrente e smantellare un pezzo per volta tutto ciò che ci propone l'editoria classica;

2. il libro non ha una scadenza, non dobbiamo necessariamente presentarlo entro due o tre mesi. Un libro è per sempre (altro che diamanti, cavolo);

3. ogni libro che pubblichiamo è, per noi, un "libro necessario" e quindi faremo di tutto per farlo leggere. Per questo non è importante un numero prestabilito di presentazioni. Ci piacerebbe farlo entrare con garbo e rispetto nella vita delle persone che incontreremo, alle quali chiederemo di essere curiose;

4. non saremo mai "schiave". Non ha senso per una piccola casa editrice mettere in piedi una distribuzione nazionale per poter vendere 2 copie a Milano, 1 a Torino, 2 a Napoli. Questo sistema non ha senso, preferiamo i canali più "lenti".

5. "Piccola casa editrice" non è il contrario di "ambiziosa casa editrice". Tutto deve essere sempre accompagnato dalla razionalità;

6. assieme alle amiche libraie possiamo resistere anche ad Amazon (è una multinazionale, che non paga le tasse - ha la sede in un paradiso fiscale - e sfrutta i lavoratori);

7. è nostro intento fare tutto con estrema "cura", concetto e pratica che ci sta simpatica;

8. per noi, "fare libri", è un atto politico nella misura in cui riusciamo a condividere, non solo le pagine di un libro, ma "relazioni" e a costruire un'etica delle stesse;

9. abbiamo pensato di prenderci un po' di spazio e tanto tempo.

Simona Cleopazzo (curatrice editoriale di Collettiva)

 


Abbecedario del mondo dopo /// il nuovo libro di Collettiva

Quali sono le parole che ti fanno compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un piccolo vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.
Molte delle parole che usiamo quotidianamente e anche alcune di quelle che prima della pandemia usavamo di rado, stanno subendo in questi giorni un profondo mutamento, un cambiamento che ha a che fare con la percezione e l’immaginario che si crea nella mente delle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo
evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.
Nonostante le distanze imposte, o forse proprio per questo, abbiamo sentito la necessità, il desiderio forte di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole. Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un abbecedario collettivo?
Cercare di dare un proprio senso alle parole vuol dire reagire in maniera creativa di fronte all’avanzare minaccioso della paura e della confusione, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.
Non sappiamo se questa pandemia si guadagnerà un posto nella categoria degli eventi cruciali per l’umanità, ma sicuramente ha già provocato evidenti modifiche semantiche; prendiamo per esempio la parola “positivo”: ecco, se ieri pensare positivo era una cosa buona e auspicabile, oggi invece tutto vorremmo tranne che risultare positivi. Le parole accompagnano la nostra vita, feriscono e leniscono, per questo bisogna saperle usare con misura ed evitare soprattutto di abusarne.
Inflazionarle, sporcarle e utilizzarle per creare slogan, hashtag e motti, certo non concorre a quel processo di cura e protezione del linguaggio a cui invece ci sentiamo chiamate. Abbiamo perciò voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo meccanicamente, cercando di dare voce alle nostre idee e al nostro sentire, in maniera Collettiva come piace a noi. Questo abbecedario è il nostro modo di resistere con ottimismo agli eventi.
Dentro non ci troverete definizioni oggettive e standardizzate, ma interpretazioni personali legate all’esperienza, mondi che ci auguriamo possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.
La parola non conosce un modo imperativo, piuttosto incoraggia.
Parola di Collettiva!

Cristina Carlà

 

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Basta orologi, ora servono i calendari di Teresa Musca

Il tempo (come misurarlo)
Gli orologi non mi servono, in questi giorni, anche se ogni tanto rivolgo uno
sguardo distratto allo Swatch grigio al mio polso e al quadrante verde sul muro della
cucina, per abitudine; un’occhiata al telefono prima di spegnere la luce e
dormire, per calcolare quanto sonno mi concede la sveglia, che regolarmente
ignoro dopo averla spenta con un gesto meccanico. I minuti che scorrono sullo
schermo del televisore, visualizzati con il telecomando, mi danno il ritmo per
sudare sulla cyclette. Il timer sul microonde mi dice quando assaggiare la
pasta per controllarne la cottura. Anche troppi orologi intorno, per segnare un
tempo che va per conto suo, respira in un modo che non conosco, gonfia e svuota la
bolla in cui vivo. Invece è necessario un calendario, per capire lo scorrere dei giorni, tutti troppo
uguali. Quanti ne sono passati da quando ho sentito parlare per la prima volta del
virus, troppo lontano per riguardarmi davvero, quanti dalla scoperta dei primi contagi in Italia, ancora abbastanza distanti, venivano dalla Cina, subito
individuati, isolati e curati.
Non segnavo i giorni sul calendario, solo le scadenze delle bollette.
Però ricordo il primo caso di un italiano, la comparsa della bolla grigia, quel venerdì
21, scacciata a forza per far posto alla musica. A cosa sarebbe servito fare brutti
pensieri?
Vicino, sempre più vicino, adesso ci riguarda tutti. Ma la vita scorre come al
solito, lavoro, studio, impegni, incontri. La gente vive, la gente muore, la gente si
ammala. La scuola chiude due giorni per sanificazione. La scuola sospende l’attività didattica in presenza dal 27 febbraio al 15 marzo, poi fino al 3 aprile.
Dobbiamo stare attenti ai contatti, niente più abbracci e baci o strette di mano,
stare a distanza di sicurezza, un metro o di più, evitare gli assembramenti, poi
ancora meno, sempre meno possibilità, non ci scambiamo più nemmeno sguardi e
idee o energie che non siano mediate da uno smartphone, da un tablet o da un
computer. Si esce solo per fare la spesa e la danza tra le corsie e i banchi del
supermercato è gentile e racconta che abbiamo cura di noi e degli altri.
Due domeniche fa ho visto le mie amiche, domenica scorsa ho ancora pranzato con
la mia mamma, che ha ottantaquattro anni e vive da sola. Anche oggi è
domenica, 15 marzo, i ragazzi sono ancora a letto. Ho pulito il terrazzo: mi sembrava
una cosa buona e utile. Faccio piccolissimi progetti per le prossime ore, prendo con
me piccolissimi impegni che forse non manterrò. Controllo quanti minuti di
telefonate mi sono rimasti, mi chiedo chi chiamerò oggi.
Vorrei aver segnato sul calendario il giorno che ho preso l’auto per andare a trovare il mare, quello in cui una meravigliosa luna piena mi ha sorpreso sorgendo gigante nel cielo buio. Il
tramonto neppure speciale che ho guardato distrattamente.
Ieri ho fatto il conto delle cose buone, domani continuerò questo inventario.

(articolo de Il Corriere della Sera del 6/04/20)


Come inviare un manoscritto a Collettiva edizioni

Siamo sempre felici di leggere i vostri manoscritti che ci arrivano in vari modi,
ma vi proponiamo di seguire questi brevi passi per evitare di stampare.
Aderiamo alla scelta ecologica di varie case editrici e vi proponiamo di seguire
questi passi:

1) prima di inviare la vostra opera letteraria vi chiediamo di leggere le COLLANE e la nostra LINEA EDITORIALE. Se, secondo voi, rientrate potete procedere.

2) Inviate all'indirizzo mail: associazionecollettiva@gmail.com
nell'oggetto scrivete INVIO MANOSCRITTO DA (nome dell'autrice/autore)

3) allegate alla mail:
a. una SINOSSI (1 cartella, massimo 2000 battute);
b. una piccola BIOGRAFIA con numero di telefono;
c. l'OPERA (il romanzo, la raccolta di poesia, il saggio, in formato word o pdf, non ci sono limiti di lunghezza, font Garamond o il Courier New, corpo 12).

4) le nostre lettrici* dedicheranno il tempo massimo di 4 mesi per la lettura;

5) se il manoscritto corrisponde alla nostra linea editoriale, sarete contattate/i per discutere la proposta contrattuale.

 

*ci trovate nella sezione: chi siamo

 


Geografia di una casa editrice

Fare libri è un atto politico.
è parlare, andare in giro, ascoltare, andare in giro ancora,
è fare passi indietro, é fare passi avanti,
è pubblicare libri necessari,
è amarli, stringerli tra le mani,
è tenerli sempre in borsa,
è amare ogni loro poesia, pagina, parola.

Ecco i nostri titoli:

Taccuini e altre cose
1 Cristina Carlà, Il colore delle cose fragili, 2019
2 Mercedes Capone, Animula, 2019
Prose minime
1 Simona Cleopazzo, 150+1 Appunti sull’amore e sulla scrittura, 2018
2 Rossano Astremo, Hai fatto burrasca, 2020
3 Roberta Di Seclì, Conosco una madre , 2020
Antologie
1 Amo, resisto, sogno, scrivo, 2019
Readings
AA.VV. Rock, Rimbaud e caffè. Un viaggio nelle letture di Patti Smith, 2019
AA.VV. Le poete della Beat, poesie d’amore e contro la guerra (in lavorazione)

Dove trovarli o ordinarli:

Libreria Palmieri, Lecce
Libreria Mondadori, Lecce
Libreria Volta La Carta, Calimera (Le)
Libreria Tra Le Righe, Leverano (Le)
Libreria Anima Mundi, Otranto (Le)
Libreria Europa, Maglie (Le)
Farmacia Letteraria, Martano (Le)
Libreria I Volatori, Nardò (Le)
Lettera 22, Mesagne (Br)


AA.VV. Amo, Sogno, Resisto, Scrivo

collana Antologie | 1
anno 2019
formato 15x21
prezzo euro 12,00

Antologia di prosa e poesia di Rita Augenti, Roberta Bianco,
Anna Bove, Laura Casciotti, Lara Castrignanò, Agnese
Cossa, Simona De Carlo, Antonella Della Torre, Angela
Elia, Serena Gatto, Silvia Giannelli, Carla Maria Graduata,
Paola Maggiore, Alessandro Mallia, Gabriella Manca, Irene
Mastrandrea, Teresa Musca, Maria Nicolì, Mariolina Paone,
Elisa Pastore, Stefania Pati, Giulia Scaroni, Stefania Zecca.
Le poesie e le prose sono state composte durante il
laboratorio di scrittura di Simona Cleopazzo.
Taccuini traboccanti di parole, i nostri quaderni degli
appunti, note scarabocchiate, fogli sparsi e poesie. La
poesia è una pratica sociale, è frammento di vita quotidiana.
La scrittura non è vocazione, riflessione, spiegazione, ma
ricerca di cambiamento. La scrittura deve avere come scopo
la verità, quella del quotidiano, quella delle viscere del
mondo. La scrittura non è trovare la pace, ma l’inizio della
rivoluzione, la nostra!


roberta di seclì / conosco una madre

collana Prose minime | 3
con una nota di Angela Elia
anno di pubblicazione 2020
formato 15x12
pagine 96
prezzo euro 12,00
ISBN 9788894444537
La poesia di Roberta è fatta di quotidiano. Ha la freschezza
delle gocce di pioggia, il profumo del pane, il colore della
terra, ma soprattutto il canto del mare. Ma è una semplicità
solo apparente, la sua, perché ogni piccolo verso ci riporta a
un pensiero più grande. Uno sguardo di madre che diventa
nostro grazie al miracolo della parola condivisa, uno
sguardo consapevole della immensa natura.
È una poesia femminista, intesa come desiderio. È una
poesia corale, perché grazie a lei parlano tutte le donne
della sua vita: madri, sorelle, nonne, amiche. È una poesia
che nasce dalla terra del sud, sempre radice e sempre
verità.
Roberta Di Secli vive a Taurisano in provincia di Lecce,
dove gestisce un servizio per l'infanzia. Presidente dell'as-
sociazione culturale "Nuvole" e organizza piccoli e grandi
eventi culturali. Attivista, partecipa alla realizzazione di
iniziative contro la violenza di genere. È un’animatrice della
lettura, è appassionata di letteratura per l'infanzia e di
teatro. Ha auto-pubblicato due libri, due raccolte di poesia e
di filastrocche per i bambini e le bambine.


rossano astremo / hai fatto burrasca

collana Prose minime | 2
con una nota di Maria Grazia Calandrone
anno di pubblicazione 2020
formato 15x21
pagine 90
prezzo euro 12,00
ISBN 9788894444582
La raccolta poetica, Hai fatto burrasca, non è un discorso
amoroso consapevole, come potrebbe esserlo una lettera
dal passato alla donna amata, ma una precisa,
urgentissima, richiesta di senso e memoria, all’interno di
un’inquieta partita a scacchi, spostata in difesa. Attoniti
lascia l’amore quando il tempo passa e calpesta, ma la
poesia può consegnare quell’amore ancora intatto e ancora
furente al lettore, perché partecipi alla sua attribuzione del
senso. In questa desiderata, necessaria condivisione di
senso ed esperienza, la raccolta si allinea allo spirito del
nostro progetto. La poesia di Astremo dice del cuore e del
corpo ciò che il cuore e il corpo non sanno; lo fa in un tempo
tutto interiore, che non è passato e non è futuro, né misura
soggettiva, né misura oggettiva.
Rossano Astremo, pugliese, ma vive a Roma dal 2007.
Ha pubblicato 10 libri, tra cui due sillogi poetiche, “Corpo
poetico irrisolto” (Besa Editrice, 2003), con prefazione di
Mario Desiati, e “L’incanto delle macerie” (Icaro, 2007),
introdotto da Flavio Santi.


mercedes capone / animula

collana Taccuini e altre cose | 2
anno di pubblicazione 2019
formato 15x12
pagine 90
prezzo euro 12,00
ISBN  9788894444520
Illustrazione di Paolo Fellico
Un treno che corre verso una destinazione ignota. Un libro
abbandonato su un sedile. Un regalo rifiutato,
una storia finita prima ancora di nascere, diventano un dono
che si moltiplica e porta il cambiamento nelle storie dei
passeggeri che leggeranno queste pagine.
Una magia che può accadere, se il libro è “Memorie di
Adriano” di Marguerite Yourcenar. Ognuno di questi “lettori
per caso” troverà un po’ di sé nelle parole di un imperatore
lontano nel tempo, ma incredibilmente vicino ai propri
pensieri e interrogativi, alle proprie paure e fragilità.
Mercedes Capone è di Lequile (Le), maestra in pensione, si
dedica alle sue passioni: pittura, lettura, nipoti. È intensa
profonda, ironica. Da una parola riesce a comporre lunghe
filastrocche, poesie, racconti e ricette. Questo è il suo primo
libro.


cristina carlà / il colore delle cose fragili

collana Taccuini e altre cose | 1
anno di pubblicazione 2019
formato 15x21
pagine 112
prezzo euro 12,00
ISBN 9788894444513
Illustrazione di Valeria Puzzovio

Il colore delle cose fragili è la parte migliore di Cristina Carlà.
Cristina non è un’esordiente, la sua penna ha già percorso svariati sentieri, è poliedrica, si sperimenta e si re-inventa, ma sempre grazie alla parola. Il libro è un mix di prosa e versi, una scrittura in movimento che racconta le cose del mondo, descrive la bellezza che ritrova per caso nella vita di tutti i giorni e nei gesti comuni. A guidarci in questa lettura pochi capitoli che si colorano di viola (del movimento), blu (dell’amore), rosso (dell’essere femmina), nero (della verità).

Cristina Carlà, laureata in Traduzione e Interpretazione presso la SSLMIT di Forlì, Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori, Università di Bologna. Vive in Francia ma il richiamo degli ulivi la fa tornare nella sua terra. Nel 2018 partecipa a Landxcape Puglia. È appassionata di teatro. Lavora come traduttrice freelance e collabora con Colori Vivaci Magazine, vince il Premio Letterario Nazionale Adriana Martino e ottiene la menzione speciale al Concorso Nazionale Versus Sulmona.