Le presentazioni dei libri / luglio

"Perchè", "dove", "quando" lo sappiamo
"Come" cerchiamo di capirlo assieme.
Riprendiamo le presentazioni,
con tanta speranza e un pizzico di fiducia.

Le presentazioni dei libri /// LUGLIO

lunedì, 13 luglio ore 19,00
Le poete della Beat - reading
BAZAR Banco degli autori e dei poeti
associazione Fondo Verri
Presidi del Libro
Extra Convitto, Biblioteca Bernardini, Lecce

sabato, 18 luglio ore 19,00
Le poete della Beat - reading
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

lunedì, 20 luglio ore 19,00
Roberta Di Seclì
Conosco una madre, poesie
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

sabato, 25 luglio ore 19,00
Mercedes Capone
Animula, romanzo
Piccapane, agriturismo biologico
Cutrofiano (Le)

domenica, 26 luglio
Maria Grazia Scatigna (libraia indipendente)
Roberta Di Seclì
Conosco una madre, poesie
Nuova Biblioteca Comunale
Via Ciro Menotti, Leverano
in collaborazione con Tra le Righe, libreria

martedì, 28 luglio ore 19,00
Mercedes Capone
Animula, romanzo
BAZAR Banco degli autori e dei poeti
associazione Fondo Verri
Presidi del Libro
Extra Convitto, Biblioteca Bernardini, Lecce

 

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la nostra filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, più umana.

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Fare libri...

Il cuore del progetto è un cambio di prospettiva rispetto all'editoria classica, sul piano commerciale, relazionale e umano. Collettiva è una casa editrice che pubblica prevalentemente donne e persone che ne condividono la sua filosofia. Non ci affidiamo a distributori, consegniamo personalmente i libri alle librerie indipendenti che abbracciano questa ideologia. Rifiutiamo quindi, con intento politico, le logiche del mercato neoliberista e quelle accademiche. Vogliamo creare un percorso di ricerca sulle parole del contemporaneo, un’etica delle relazioni tra di noi e con le lettrici e i lettori, una maieutica più beat e umana.

Così, contravvenendo a tutte le regole del "buon editore" rispondo, perché io, assieme alle amiche/colleghe curatrici editoriali, aspiriamo a essere una novità in questo settore, ecco come:

1. Non vogliamo più "resistere", ma fare piccole rivoluzioni, quindi andare controcorrente e smantellare un pezzo per volta tutto ciò che ci propone l'editoria classica;

2. il libro non ha una scadenza, non dobbiamo necessariamente presentarlo entro due o tre mesi. Un libro è per sempre (altro che diamanti, cavolo);

3. ogni libro che pubblichiamo è, per noi, un "libro necessario" e quindi faremo di tutto per farlo leggere. Per questo non è importante un numero prestabilito di presentazioni. Ci piacerebbe farlo entrare con garbo e rispetto nella vita delle persone che incontreremo, alle quali chiederemo di essere curiose;

4. non saremo mai "schiave". Non ha senso per una piccola casa editrice mettere in piedi una distribuzione nazionale per poter vendere 2 copie a Milano, 1 a Torino, 2 a Napoli. Questo sistema non ha senso, preferiamo i canali più "lenti".

5. "Piccola casa editrice" non è il contrario di "ambiziosa casa editrice". Tutto deve essere sempre accompagnato dalla razionalità;

6. assieme alle amiche libraie possiamo resistere anche ad Amazon (è una multinazionale, che non paga le tasse - ha la sede in un paradiso fiscale - e sfrutta i lavoratori);

7. è nostro intento fare tutto con estrema "cura", concetto e pratica che ci sta simpatica;

8. per noi, "fare libri", è un atto politico nella misura in cui riusciamo a condividere, non solo le pagine di un libro, ma "relazioni" e a costruire un'etica delle stesse;

9. abbiamo pensato di prenderci un po' di spazio e tanto tempo.

Simona Cleopazzo (curatrice editoriale di Collettiva)

 


Abbecedario del mondo dopo /// il nuovo libro di Collettiva

Quali sono le parole che ti fanno compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un piccolo vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.
Molte delle parole che usiamo quotidianamente e anche alcune di quelle che prima della pandemia usavamo di rado, stanno subendo in questi giorni un profondo mutamento, un cambiamento che ha a che fare con la percezione e l’immaginario che si crea nella mente delle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo
evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.
Nonostante le distanze imposte, o forse proprio per questo, abbiamo sentito la necessità, il desiderio forte di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole. Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un abbecedario collettivo?
Cercare di dare un proprio senso alle parole vuol dire reagire in maniera creativa di fronte all’avanzare minaccioso della paura e della confusione, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.
Non sappiamo se questa pandemia si guadagnerà un posto nella categoria degli eventi cruciali per l’umanità, ma sicuramente ha già provocato evidenti modifiche semantiche; prendiamo per esempio la parola “positivo”: ecco, se ieri pensare positivo era una cosa buona e auspicabile, oggi invece tutto vorremmo tranne che risultare positivi. Le parole accompagnano la nostra vita, feriscono e leniscono, per questo bisogna saperle usare con misura ed evitare soprattutto di abusarne.
Inflazionarle, sporcarle e utilizzarle per creare slogan, hashtag e motti, certo non concorre a quel processo di cura e protezione del linguaggio a cui invece ci sentiamo chiamate. Abbiamo perciò voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo meccanicamente, cercando di dare voce alle nostre idee e al nostro sentire, in maniera Collettiva come piace a noi. Questo abbecedario è il nostro modo di resistere con ottimismo agli eventi.
Dentro non ci troverete definizioni oggettive e standardizzate, ma interpretazioni personali legate all’esperienza, mondi che ci auguriamo possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.
La parola non conosce un modo imperativo, piuttosto incoraggia.
Parola di Collettiva!

Cristina Carlà

 

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Riscrivere a matita /// Serena Gatto

Ho comprato un quaderno ad anelli.
Ha una copertina rossa lucida, e le pagine a quadretti intervallate da separatori di cartoncino di tutti i colori.
L’arancione per la parte dedicata al calendario delle presentazioni e degli eventi. Giallo, azzurro e diverse gradazioni di verde per le sezioni dei singoli autori. Rosso amaranto per le riunioni e azzurro scuro per le cose da fare.
Guardandolo, ritorno ai primi giorni di scuola della mia infanzia, quando lo zaino era pieno di quaderni puliti, penne completamente cariche, gomme e temperamatite nuovissimi. Quando il bello doveva ancora arrivare, tutto era ancora da costruire e da inventare. Così mi sento io, quando penso al nostro progetto editoriale, piccolo, coraggioso, forse visionario, ma fonte inesauribile, per noi, di meraviglia.
Sì, sì, lo so benissimo che chi lavora nelle grandi case editrici sarebbe sconvolto da questo mio strumento di programmazione, come possiamo definirlo, un po’ artigianale? Loro – e quando scrivo loro immagino enormi scrivanie lucide dietro grandi vetrate, donne e uomini eleganti e indaffarati, con telefono appiccicato all’orecchio - avranno software sofisticati, fogli Excel e tutte le meraviglie tecnologiche che rendono il lavoro più facile e veloce e fanno risparmiare tempo.
Ma noi siamo diverse. Innanzitutto nel modo di vivere il tempo. Dobbiamo andare più veloci per fare cosa, per arrivare dove? Andiamo piano, invece. E così io provo un sottile piacere nell’intestare ogni foglio a un mese, nel riportare con calma e pazienza, in ogni quadratino, data e giorno della settimana. La mia adorata penna Bic Cristal scorre fluida sul foglio, traccia segni che sono già progetti, momenti futuri da immaginare.
All’inizio le pagine sono bianche, i quadratini accanto alla data attendono pazienti il loro momento di essere riempiti di nomi, orari, luoghi.
La pagina di marzo è già piena. Guardandola sento, come sempre, un po’ di affanno misto ad allegria. Ce la faremo a star dietro a tutto? Certo che ce la facciamo, è la passione il nostro carburante, è l’infinita bellezza di toccare i libri, annusarli, incontrare persone, stringere mani, scambiare abbracci e sorrisi.
Ma all’improvviso è arrivato lui, il mostro, ad allungare i suoi artigli verso il mio quaderno ad anelli. Notizie dei primi contagi, mascherine e amuchina, tamponi e tute bianche da film di fantascienza distopico.
Numeri, numeri, numeri. Persone positive, persone negative, ammalati, guariti, morti. È un’influenza, no non è solo un’influenza, lavatevi le mani, starnutite nel gomito, fate le scorte che qui finirà tutto il cibo.
Ottimismo, pessimismo, ansia, speranza.
Non volevamo rassegnarci all’inizio. Dai, incontriamoci stando a un metro di distanza, almeno per vederci, cosa vuoi che possa accadere. Ma le presentazioni? No, la gente non verrà, hanno paura, rinviamo? Ci proviamo lo stesso? No, rinviamo, cancella la data.
Poi arriva il momento in cui non abbiamo più scelta. Tutte in casa, separate, a ringraziare il cielo per l’esistenza delle tecnologie che ci permettono almeno di vederci e sentirci. Anche se non di abbracciarci, e questo fa male come una ferita immersa nell’acqua salata.
E così la pagina di marzo del mio quaderno ha iniziato a riempirsi di scarabocchi neri come nuvole di temporale disegnate dai bambini. Mi fanno troppa tristezza, strappo la pagina, riscrivo a matita solo le date di aprile e maggio. Il mostro sta cambiando le vite di tutti, ma la nostra di più, perché la relazione, quella non virtuale, è il fulcro del nostro essere e del nostro modo di lavorare.
E allora bisogna ripensare anche il modo di stare al mondo, come singole persone e come gruppo, in questo tempo sospeso. Concentrarci su quello che possiamo fare ora. Leggere, scrivere, progettare con la consapevolezza dell’incerto. La vita era un’incognita anche prima, dite? Sì, ma ora lo sentiamo di più.
E allora riscriviamo a matita tutti i nostri progetti, non solo quelli relativi ai nostri libri, ma a tutta la nostra esistenza.
E che ognuno di noi scriva nel suo quaderno ad anelli, reale o immaginario, solo i desideri davvero importanti, ma a matita, come me adesso, consapevole che una gomma qualsiasi, che si chiami Covid19 o sia un altro scherzo del destino, potrà cancellarli.

Serena Gatto

fonte Il Corriere della Sera


Un percorso femminista in 10 passi e 31 libri

Aspettando la ripresa del laboratorio
Storie femministe dalla stanza tutta per sé all’ecofemminismo (scrittrici e filosofe per le pratiche di libertà) di Simona Cleopazzo
Grazie a una collettiva di scrittrici, filosofe, femministe unite dal filo rosso della razionalità ho costruito un percorso di lettura e di riflessione.
 Le conversazioni e i laboratori hanno l’obiettivo di accendere la razionalità, di illuminarci, perché, solo, stando assieme, riusciremo a trovare le parole giuste per diventare meno sognatrici, più razionali! Nel frattempo leggiamo, scriviamo, riflettiamo...

passo 1
Creare una stanza tutta per noi
Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Feltrinelli
Alice Munro, La danza delle ombre felici, Einaudi
Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli

passo 2
Essere nel mondo, la forza delle parole
Simone De Beauvoir, La forza delle cose, Einaudi
Margaret Atwood, Il racconto dell'ancella, Ponte alle Grazie
Sylvia Plath, La campana di vetro, Mondadori

passo 3
Scegliere le parole per dire quello che dobbiamo dire
Luce Irigaray, Speculum, Feltrinelli
Goliarda Sapienza, L'arte della gioia, Einaudi
Lea Melandri, Alfabeto d'origine, Neri Pozza

passo 4
Scriviamo il nostro taccuino d’oro
Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, Einaudi
Doris Lessing, Il taccuino d'oro, Feltrinelli
Susan Sontag, Rinata, Nottetempo

passo 5
Diventiamo estranee alla politica degli uomini
Virginia Woolf, Le tre ghinee, Feltrinelli
Alba De Céspedes; Dalla parte di lei, Mondadori
Dorothy Parker, Il mio mondo è qui, Bompiani
Grace Paley, Tutti i racconti, Big Sur

passo 6
Costruiamo la nostra consapevolezza
Carla Lonzi, Taci anzi parla, Scritti di Rivolta Femminile
Annie Ernaux, L'evento, L'Orma editore
Christine De Pizan, La città delle dame, Carocci

passo 7
Abbandoniamo la casa
Betti Friedan, La mistica della femminilità, Castelvecchi
Maria Zambrano, I luoghi della poesia, Bompiani
Paola Masino, Vita e morte della massaia, Feltrinelli

passo 8
Agiamo, abbracciamo un tema
Naomi Klein, Una rivoluzione ci salverà, Best Bur
Simone Weil, La prima radice, SE
Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli

passo 9
Tessiamo la tela
Ynestra King, Women in culture, saggi in inglese
Elif Shafak, I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo, Rizzoli
Daniela Padoan, Le Pazze, Un incontro con le madri di plaza de Mayo, Bompiani

passo 10
Desideriamo la felicità di tutte
Gioconda Belli, Nel paese delle donne, Feltrinelli
Malala Yousafzai, Io sono Malala, Garzanti
Chimamanda Ngozi Adichie, Dovremmo essere tutti femministi, Einaudi


Geografia di una casa editrice

Fare libri è un atto politico.
è parlare, andare in giro, ascoltare, andare in giro ancora,
è fare passi indietro, é fare passi avanti,
è pubblicare libri necessari,
è amarli, stringerli tra le mani,
è tenerli sempre in borsa,
è amare ogni loro poesia, pagina, parola.

Ecco i nostri titoli:

Taccuini e altre cose
1 Cristina Carlà, Il colore delle cose fragili, 2019
2 Mercedes Capone, Animula, 2019
Prose minime
1 Simona Cleopazzo, 150+1 Appunti sull’amore e sulla scrittura, 2018
2 Rossano Astremo, Hai fatto burrasca, 2020
3 Roberta Di Seclì, Conosco una madre , 2020
Antologie
1 Amo, resisto, sogno, scrivo, 2019
Readings
AA.VV. Rock, Rimbaud e caffè. Un viaggio nelle letture di Patti Smith, 2019
AA.VV. Le poete della Beat, poesie d’amore e contro la guerra (in lavorazione)

Dove trovarli o ordinarli:

Libreria Palmieri, Lecce
Libreria Mondadori, Lecce
Libreria Volta La Carta, Calimera (Le)
Libreria Tra Le Righe, Leverano (Le)
Libreria Anima Mundi, Otranto (Le)
Libreria Europa, Maglie (Le)
Farmacia Letteraria, Martano (Le)
Libreria I Volatori, Nardò (Le)
Lettera 22, Mesagne (Br)