DIARIO POST MORTEM DI ROBERTA CLEOPAZZO

Roberta Cleopazzo

Diario post mortem

novembre 2021

collana Taccuini e altre cose | 4

Collettiva edizioni indipendenti

prezzo 14,00

pagine 92

ISBN 9788894647327

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Un diario scritto a ritmo di musica, ricco di riferimenti letterari, pittorici, fisici; non un libro da leggere soltanto quindi, ma anche da guardare e ascoltare. Assaporare. DIARIO POST MORTEM parte dalla morte per arrivare alla vita mescolando appunti, disegni, desideri e riflessioni. È un inno di rinascita, uno stimolo a rialzarsi e ripartire. E voi, siete mai morti?

Roberta Cleopazzo, Lecce 1976. Dopo gli studi al liceo artistico, studia DAMS Arte a Bologna. Lavora come graphic designer, nel tempo libero è dj (con lo pseudonimo di Rebecca Wilson), studia teatro, collabora con collettivi organizzando festival dedicati alle arti digitali e alla musica elettronica.


GRADI DI SEPARAZIONE DI TERESA MUSCA

Teresa Musca
Gradi di separazione
ottobre 2021
collana Taccuini e altre cose | 3
Collettiva edizioni indipendenti
prezzo 14,00
pagine 142
ISBN 9788894647310
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La separazione, la perdita, l’abbandono
sono esperienze che abbiamo e ci hanno
attraversato, che ci hanno cambiato, ci
hanno segnato come rughe, cicatrici o
crepe. L'autrice ha provato a dare voce a
ventidue donne diverse che volevano
raccontarsi con urgenza, pudore,
sfacciataggine, verità. In nessuna di loro, o
forse in tutte, c'è anche lei.

Teresa Musca (Galatone 1960) è nata,
vive e lavora nello stesso paese, a cui è
legata da profonde radici affettive e
culturali. Maestra da trent’anni, insegna
Inglese nella scuola Primaria. Ha lavorato
nella redazione de Il Giornale di Galatone e
della rivista A Levante.


“IL POSTO DI DIO” / IL NUOVO LIBRO DI LOREDANA DE VITIS

“IL POSTO DI DIO” DI LOREDANA DE VITIS

DAL 25 APRILE NELLE LIBRERIE INDIPENDENTI

Loredana De Vitis torna in libreria con una collana tutta per sé, “Orlando”, ideata e curata in collaborazione con Collettiva edizioni indipendenti, e un nuovo romanzo: “il posto di dio”. Copertina e illustrazioni interne di Fabiola Berton.

Lecce, fine anni Ottanta. Per Marta è tempo di cresima e di dubbi esistenziali. Mentre ne parla con la sua amica Lucia durante le prove del coro nella parrocchia di San Paolo, una vecchia statua di Gesù crocifisso perde un piede. È un segno? Marta se lo chiede osservando la giostra di eventi che, da quel momento, comincia il suo giro. Ci salgono le persone che le sono più vicine: la zia Roberta, con cui è cresciuta fin da piccolissima, orfana dei suoi; la vicina di casa Olga, che vorrebbe come madrina, e il marito Giuseppe; il suo ragazzo Riccardo, principale causa di quei dubbi; assieme a una piccola folla di altri personaggi che s’affacciano man mano nella storia. Tra bugie, sotterfugi, confessioni ed epifanie, Marta troverà la strada prima di tutto per non tradire se stessa. La storia narrata ne “il posto di dio” è ambientata in una città ispirata a un sud e a una Lecce insoliti, fuori da ogni stereotipo, né turistici né noir, ma popolati da persone normali. Ci vuole un gran coraggio per descrivere la normalità, e l’autrice lo fa con la sua penna pungente e ironica e con la sua voce sempre riconoscibile. “Il posto di dio” coincide con il viaggio esistenziale di Marta, la protagonista, una giovane donna e un avamposto per scoprire con occhi nuovi ambientazioni, dettagli, dinamiche sociali. Attraverso Marta, l’autrice racconta donne che parlano il linguaggio diretto della normalità, nominandola senza finzione: pene, verginità, aborto. E uomini alle prese con le proprie debolezze e pulsioni, nominate senza vergogna: l’inutilità del celibato sacerdotale, il sapore del sesso di una donna. Su tutto e tutti vibra luminosa l’autentica registrazione di ciò che accade ogni giorno sotto i nostri occhi.

Con “il posto di dio” Collettiva inaugura la collana “Orlando” che, tributo a Virginia Woolf, si propone di pubblicare libri che hanno la libertà come presupposto, l’ironia come metodo, la leggerezza come bandiera. 

Loredana De Vitis è nata a Lecce, dove vive tutt’ora, nel 1978. Laureata in Filosofia, giornalista, lavora all’Università del Salento. Ha vinto nel 2011 Subway Letteratura con il racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea”, confluito nella raccolta “Storie d’amore inventato” (20090 editore); nel 2012 e nel 2015 ha vinto il premio letterario “Il mio esordio”, rispettivamente con il romanzo “Tanto già lo sapevo” (premio attribuito dalla Scuola Holden) e la raccolta di racconti “Amori in cottura. 15 ricette per quello che dura” (miglior libro di racconti). Femminista e ambientalista, amante del cibo buono e “giusto”, ha ideato “io sono bellissima”, un progetto che propone un percorso di discussione degli stereotipi della bellezza femminile, a partire da sé. Condivide felicemente casa e sogni con la sua famiglia umano-felina. Blog personale: www.loredanadevitis.it

per prenotarlo scrivi una mail a: associazionecollettiva@gmail.com

Libreria

FRANCESCA LA PERUTA / LIBRO DI POESIA

ANTEPRIMA
A chi nella poesia fiorisce primavera
"Passi svelti
Sguardi
In questi attimi
Siamo ammassi
Di vergogna
Di prigionia
Di ricordi
Questo mondo
Anteprima di Emozioni e altri difetti"
Francesca La Peruta
per la collana Prose Minime 5
(con una nota della scrittrice Delia Marzo).
Festeggiamo la Giornata Internazionale della poesia e la primavera con Francesca La Peruta,
giovanissima autrice partenopea con la passione per il Karate, gli anime e la scrittura.
Attualmente frequenta il secondo anno di liceo classico e partecipa a un corso di grafica e giornalismo.
“Emozioni e altri difetti” è la sua prima raccolta di poesie, scritte in italiano e in inglese,
che tratta di esperienze ed emozioni, amore, ansia, desiderio e crudeltà, lette attraverso
la sensibilità e la determinazione di un’adolescente.
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Abbecedario del mondo dopo /// il nuovo libro di Collettiva

Quali sono le parole che ti fanno compagnia in questi giorni? E se ti dico “mancanza”, tu a cosa pensi? Noi di Collettiva abbiamo voluto provare a scrivere insieme un piccolo vocabolario che parte dalle nostre esperienze, da quello che sentiamo e da chi siamo veramente. Un vocabolario collettivo, libero dalle definizioni prestabilite e tutto al femminile.
Molte delle parole che usiamo quotidianamente e anche alcune di quelle che prima della pandemia usavamo di rado, stanno subendo in questi giorni un profondo mutamento, un cambiamento che ha a che fare con la percezione e l’immaginario che si crea nella mente delle persone; pensiamo per esempio alle parole “contatto”, “abbraccio”, “eroe”, “contagio”, alle immagini che immediatamente ci rimandano come se fossero specchi che riflettono una verità che viene da fuori. Questo vogliamo
evitare: accettare passivamente il fluido della notizia, il gelo dei numeri declamati alle sei del pomeriggio e l’anestesia di schermi sempre più affollati.
Nonostante le distanze imposte, o forse proprio per questo, abbiamo sentito la necessità, il desiderio forte di continuare a stare insieme e creare questo piccolo mondo collettivo partendo dalle parole. Un mondo amico, familiare e che in qualche modo segna una mappa fatta di sentimenti e persone reali che si sentono sole, mangiano, cantano, piangono, ridono, sperano, pensano, si arrabbiano. Esattamente come te. Con la libertà che caratterizza da sempre il nostro modo di essere e di scrivere, ogni autrice ha interpretato le lettere secondo il proprio sentire: con vere e proprie definizioni personali di un vocabolario “sui generis” oppure con racconti ispirati alle nuove e infinite sfaccettature della realtà che stiamo vivendo.

Perché un abbecedario collettivo?
Cercare di dare un proprio senso alle parole vuol dire reagire in maniera creativa di fronte all’avanzare minaccioso della paura e della confusione, è un modo di stare dentro l’essenza delle cose senza subirle. Per questo abbiamo scelto di tornare all’abc: perché la parola è un bene comune e crea rapporti, scambi inevitabili tra chi dice e chi ascolta, tra chi scrive e chi legge. È un modo buono per evitare la solitudine, quella brutta, quella che oggi si chiama “isolamento”.
Non sappiamo se questa pandemia si guadagnerà un posto nella categoria degli eventi cruciali per l’umanità, ma sicuramente ha già provocato evidenti modifiche semantiche; prendiamo per esempio la parola “positivo”: ecco, se ieri pensare positivo era una cosa buona e auspicabile, oggi invece tutto vorremmo tranne che risultare positivi. Le parole accompagnano la nostra vita, feriscono e leniscono, per questo bisogna saperle usare con misura ed evitare soprattutto di abusarne.
Inflazionarle, sporcarle e utilizzarle per creare slogan, hashtag e motti, certo non concorre a quel processo di cura e protezione del linguaggio a cui invece ci sentiamo chiamate. Abbiamo perciò voluto prendere le distanze (le distanze!) dalla mera definizione di ciò che pronunciamo meccanicamente, cercando di dare voce alle nostre idee e al nostro sentire, in maniera Collettiva come piace a noi. Questo abbecedario è il nostro modo di resistere con ottimismo agli eventi.
Dentro non ci troverete definizioni oggettive e standardizzate, ma interpretazioni personali legate all’esperienza, mondi che ci auguriamo possano essere condivisi e utilizzati da chiunque voglia trovarsi pronto quando verrà domani. Perché domani verrà, eccome se verrà.
La parola non conosce un modo imperativo, piuttosto incoraggia.
Parola di Collettiva!

Cristina Carlà

 

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